Shtares 2025: continua l’esplorazione e la ricerca scientifica nel buio delle Alpi Abanesi

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Il 2025 segna la settima spedizione speleologica intrapresa dal Gruppo Speleologico Martinese (GSM) nella propaggine meridionale della catena montuosa delle Dinaridi, le Alpi Albanesi (Prokletije), dove nel 2016 è stata esplorata per la prima volta la Shpella Shtares. Alle pendici del Maja e Kakise, nella valle di Vrane e Madhe, la grotta continua a regalare nuovi ambienti che sono stati rilevati e documentati con foto e video (1,8 km). Al pari, la ricerca geologica, meteorologica e biospeleologica ha prodotto nuovi dati utili alla comprensione di questo sistema carsico. La spedizione internazionale Shtares 2025 si è svolta dal 14 al 30 agosto e ha coinvolto diversi speleologi provenienti da varie parti d’Europa.

Il gruppo di speleologi in partenza da Martina Franca

La spedizione è iniziata con la rilettura del resoconto degli anni passati, quelle pagine ci hanno ricordato il potenziale ancora inesplorato: i punti interrogativi presenti sul rilievo sono stati il motore capace di spingere sedici speleologi a partire alla volta dell’Albania. Shtares 2025 ha comportato una sfida logistica complessa, necessitava infatti, di ottimizzare le attività dentro e fuori la grotta, coordinare i partecipanti e portare a casa i risultati programmati nei mesi precedenti.

Il rilievo della Shpella Shtares. In arancione le zone esplorate durante Shtares 2025

La prima sfida è stata quella di potenziare e rendere più vivibile il campo interno. Questo, già presente dal 2023, è stato implementato con una nuova tenda a due posti, così da poter ospitare un totale di otto persone. Inoltre, è stata allestita una tenda bivacco, per non patire il freddo durante la consumazione dei pasti cucinati quotidianamente dalle cambusiere al villaggio di Vrane. Anche le comunicazioni con il campo base sono state migliorate: il riposizionamento dell’antenna ha permesso un collegamento più stabile ed efficace.

La stesura di un doppino telefonico dal campo interno all’ ingresso consente le comunicazioni con il campo di Vrane e Madhe (foto di A. Seviroli)

Via di Oniro e Poseidone

Per raccontare le nuove scoperte è necessario fare un passo indietro e tornare al 2024 quando abbiamo indentificato nuovi punti di maggior interesse esplorativo. Nella zona del Guggenheim, osservammo una serie di possibili risalite, grandi o piccole condotte che avrebbero potuto raggiungere nuovi rami lungo la galleria del Ramo di Oniro, caratterizzata da crolli e terminante nell’immensa sala della “Connezione” (punto di collegamento con l’ingresso della Shtares). Shtares 2025 si è aperta armando, dopo un’attenta analisi, proprio la risalita più promettente. Così nel giro di due punte è stata raggiunta una grande sala distinta da un pavimento di crollo e un soffitto scuro. Qui alcuni passaggi nella parte bassa, che aspirano aria sono stati forzati senza però riuscire a passare. Lo scuro soffitto, ci ha spinto a intraprendere una nuova risalita all’interno della sala e, come sperato, alla sua sommità si è aperta ai nostri occhi una galleria dalle grandi dimensioni e dal potente soffio d’aria. Questa, battezzata la Via di Poseidone, contrassegnata da crolli importanti, è impostata sempre sulla stessa grande struttura della Via di Oniro (60 metri più in basso). Le ultime giornate di rilievo ed esplorazione hanno portato a individuare nuove e interessanti prosecuzioni per la prossima spedizione. Con molta probabilità la Via di Poseidone, in base alle attuali conoscenze meteorologiche e geologiche, nonché dall’osservazione del rilievo, condurrà agli ambienti già conosciuti nella zona d’ingresso, ma ovviamente le strade da percorrere potrebbero essere diverse e molto complesse.

Esplorazione di un pozzo nel Ramo Pastore (foto di O. Lacarbonara)

Ramo del Mezzogiorno e Ramo Pastore

Dal Guggheneim si può accedere a una delle zone più suggestive della Shtares: il Ramo del Mezzogiorno. Proprio qui, alcune squadre si sono concentrate a terminare delle risalite “abbandonate” nel 2024, ma con triste scoperta, due di queste s’arrestano contro una frana impenetrabile a tetto dalla quale soffia molta aria. Durante una punta, nella parte più remota del ramo, uno stretto meandro ha condotto alla sommità di un pozzo dalle grandi dimensioni. Osservando il rilievo, prima di attrezzarlo ci si è resi conto che il maestoso baratro altro non era che il Pozzo Sand Rock esplorato nel 2023 (via laterale del Ramo Pastore). Tale scoperta ha portato, quindi, al collegamento dei due rami della grotta distanti un tempo a più di 4 ore di percorrenza. Il Ramo Pastore è stato teatro di varie risalite, sfortunatamente nessuna di queste ha portato a gallerie o a prosecuzioni, spesso qui la roccia “marcia” e frastagliata rende difficile e pericoloso proseguire. Nel mentre è stato rivisto anche un piccolo ramo laterale (Ramo LuSa) che si imbocca dopo circa un centinaio di metri dall’inizio del Ramo del Mezzogiorno. Qui con grande sorpresa, nella sala finale, è stato forzato un passaggio in frana, che ci ha ricondotti al Filtro dell’aria, scoperto nel 2022. Altre esplorazioni sono state effettuate nel LuSa: un piccolo salto ha portato alla scoperta di una condotta freatica di ridotte dimensioni con scarsa corrente d’aria, lasciata in sospeso su un secondo salto, per mancanza di tempo e corde. Infine, una nuova via a monte del ramo del Mezzogiorno è stata percorsa per 100 metri circa tuffandosi nuovamente nel Ramo LuSa.

Il passaggio in frana che ha consentito la congiunzione tra i rami “LuSa” e “Filtro dell’aria” (foto di A. Seviroli)

Sala Rossa

Le punte si sono concentrate anche nella zona nord est della grotta, dove una risalita era già stata avviata nel “lontano” 2019 all’interno della Sala Rossa, un grande ambiente di crollo caratterizzato da strati di calcare dal colore rosso. Tale fronte esplorativo, messo in pausa nel corso delle successive spedizioni, è stato ripreso quest’anno. In seguito a una risalita di 30 metri circa è stato raggiunto un meandro il quale, dopo pochi metri, si immette in un grande pozzo vadoso che torna alla stessa quota della base della Sala Rossa (circa 60 metri più in basso rispetto al meandro). Il fondo di tale pozzo (Pozzo Paralleo) taglia un meandro che è stato percorso in entrambe le direzioni.

Al campo interno le squadre si confrontano sulle zone di nuova esplorazione appena rilevate. (foto di A. Seviroli)

Da un lato, conduce alla Sala Rossa (è stato necessario scavare per poter accedervi), mentre dall’altro, dopo l’attrezzamento di alcuni traversi, è stato raggiunto un grande pozzo. Questo, armato per circa 70 metri, è caratterizzato da un forte rumore di acqua e conduce alla già nota Sala della Pioggia, esplorata durante le spedizioni 2017/2018. Le esplorazioni di quest’area lasciano numerosi punti interrogativi: altri meandri intercettati dal pozzo conducono in nuove zone del sistema. Pendoli e traversi sono stati attrezzati lungo il Pozzo Parallelo per poter raggiungere i meandri, a varie quote, che aspettano di essere rilevati.

Visualizza il modello 3D della Shpella Shtares

Maja e Kakise

In contemporanea con le attività alla Shpella Shtares un gruppo composto da sei speleologi francesi di Continent 8 (associazione intergruppi di speleologia francese) ha ripreso l’esplorazione della grotta de La Der (2023).

Campo base di Continent 8 a 2050 m. sul versante nord-ovest del Maja e Kakise. (foto di R. Gouyet)

Questa cavità situata sul versante Est, a circa 2100 m slm, del Maja e Kakise è la vetta più alta della catena montuosa che sovrasta le valli di Vrane e Madhe e Curraj Eperm. Le condizioni meteo non sono state clementi, forti temporali durante i primi giorni di spedizione, hanno reso la logistica in alta quota molto complicata, obbligando a posticipare l’entrata in grotta. Superati i giorni di pioggia e di fulmini, La Der si è presentata sensibilmente mutata a causa della totale scomparsa del tappo di ghiaccio, che solo due anni prima accompagnava gli speleologi lungo la discesa del P 140 d’ingresso. Nonostante questo grande cambiamento sia preoccupante, (volumi importanti di ghiaccio scomparsi nell’arco di due estati) l’assenza di ghiaccio ha permesso la scoperta di una grande sala, in precedenza nascosta dalla cascata gelata. Armato il P 140 e percorsa la parte di grotta già esplorata in precedenza, è stato raggiunto il grande pozzo sul quale si erano interrotte le esplorazioni nel 2023. Qui, diversamente da quello che si sperava, un pozzo profondo circa 80 metri termina in un grande salone. La grande faglia su cui si imposta la grotta, insieme ai processi di gelo e disgelo, hanno tappato la possibile prosecuzione con un imponente frana. Così la grotta de La Der, per ora, termina ma le esplorazioni sul Maja e Kakise sicuramente proseguiranno.

L’imbocco del P140 di ingresso di “Gouffre de la Der” a 2265 m (foto di R. Gouyet)

Biospeleologia

La vita nella Shpella Shtares continua a sorprenderci, manifestandosi proprio dove meno ce l’aspettiamo. Quest’anno le ricerche sono proseguite con nuovi campionamenti delle specie già note; ciò permetterà di procedere con ulteriori analisi molecolari, integrando e approfondendo le indagini sul DNA già avviate in passato.

Tra gli altri, è il caso del coleottero trechino Orcusiella prokletijensis, segnalato per la prima volta nel 2023 ed entrato ufficialmente nell’elenco della fauna ipogea della grotta a seguito dell’analisi morfologica del maschio rinvenuto l’anno scorso.

O. prokletijensis (~1 cm), unica specie del genere Orcusiella, descritta nel 2020 ed endemica di tre grotte tra Albania (Shpella Shtares) e Montenegro. (foto di T. Delić)

Con grande sorpresa, come accade per le esplorazioni in senso stretto, nuove specie sono state ritrovate all’interno della cavità. In una zona caratterizzata da leggero scorrimento d’acqua e da piccole vaschette (in una cavità prevalentemente asciutta), sono state ritrovate alcune sanguisughe depigmentate. Le analisi preliminari suggeriscono che possa trattarsi di un taxon ancora non descritto.

Sanguisuga (Hirudinea sp.), nuova segnalazione per la grotta (foto di T. Delić)

Inoltre durante l’ultimo giorno di spedizione, l’occhio attento dei biospeleologi ha individuato un insetto che vagava indisturbato nei pressi del campo interno. Fotografato con l’obiettivo macro, si è rivelato anch’esso un nuovo abitante della Shtares, un coleottero leptodirino del genere Blattochaeta. Gli studi successivi ne permetteranno la caratterizzazione di dettaglio, non escludendo che anche in questo caso si tratti di una specie nuova per la scienza. Attualmente il genere Blattochaeta è segnalato in Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Montenegro.

Blattochaeta sp., unico esemplare rinvenuto nella Shpella Shtares dal 2017 ad oggi. Le sue dimensioni non superano i 5 mm. (foto di A. Seviroli)

Infine è stato possibile ottenere alcune foto di Neothrecus malissorum, coleottero troglobio segnalato per la prima volta nella Shpella Shtares durante la spedizione del 2024.

Neothrecus malissorum, carabide trechino endemico albanese. (foto di A. Seviroli)

L’indagine non si è limitata agli invertebrati: un “orecchio” è stato rivolto ai mammiferi delle grotte, i pipistrelli. Dando seguito agli studi precedenti, abbiamo installato un registratore di ultrasuoni (bat-detector) alla base della montagna e presso l’ingresso della cavità. I dati, in fase di elaborazione, definiranno con maggior precisione quali specie frequentano l’area e quali utilizzano la grotta come rifugio diurno.

Esemplare di Myotis sp. rinvenuto in prossimità della “via di Oniro”

Meteorologia

Lo studio meteorologico di questa cavità è iniziato nel 2022, oggi, dopo tre anni di dati raccolti sulle temperature possiamo iniziare a tirare le prime somme. Scaricate le misurazioni dei 10 termometri (datalogger) presenti nei vari rami della grotta, è cominciato il lavoro di analisi, le quali, dopo essere state corrette e “pulite”, sono state inserite in un diagramma, così da poterle visualizzare graficamente. La serie di temperature di quest’anno (2024/2025) è stata messa in relazione anche alle due serie precedenti (2022/2023 e 2023/2024). Non solo le temperature interne, ma anche quelle esterne, misurate sempre con due datalogger, installati all’ingresso (1450 m. slm) e al campo base (990 m. slm), hanno reso possibile comprendere come le variazioni e in generale quelle meteorologiche, influenzino molto il comportamento termico della cavità.

Anche i flussi d’aria sono di estremo interesse per comprendere questa grotta. Nella zona d’ingresso durante gli ultimi giorni della spedizione 2024 era stato installato un anemometro per registrarne le velocità e i cambi di circolazione tra estate e inverno. Lo strumento di misurazione è stato scaricato e come si verificò nel 2022-2023 la registrazione dei dati si è interrotta prima dell’inverno a causa di forti e veloci piene, le quali sommergono quasi completamente (almeno fino all’altezza dello strumento) le gallerie basse. Fortunatamente, avendo posizionato il logger più in alto rispetto al 2022, questa volta siamo riusciti a raccogliere due mesi in più di dati (nel 2022 aveva smesso di rilevare in settembre), così abbiamo potuto osservare le prime inversioni di circolazione dell’aria. Con grande stupore, l’anemometro ha registrato delle velocità importanti, le quali, corrette e analizzate, risultano in un volume d’aria maggiore rispetto alla portata estiva che bene conosciamo. Le ipotesi discusse durante la spedizione per spiegare questa differenza sono molte e, ad oggi, non abbiamo una risposta certa, una spedizione in ottobre e novembre potrebbe sicuramente risolvere alcuni di questi dubbi. In sintesi, le temperature registrate mostrano come l’intera cavità conosciuta e monitorata sembra essere all’interno della zona eteroterma, ossia, le temperature durante l’arco dell’anno subiscono delle variazioni, anche importanti, arrivando a scendere sotto zero fino a 700 metri (sviluppo reale) dall’ingresso. L’aria e le temperature sono uno strumento fondamentale per le esplorazioni e allo stesso tempo quest’ultime offrono nuove opportunità per la comprensione scientifica dei fenomeni all’intero della cavità.

Galleria di accesso al ramo del Guggenheim, caratterizzata da flussi d’aria consistenti, depositi di sabbia fine e grandi scallops sulle pareti. (foto di A. Seviroli)

Per questa ragione, le ultime punte nella zona della Sala Rossa dove si è aperto un nuovo fronte esplorativo, da subito ci hanno spinti ha continuare le ricerche, installando 4 nuovi termometri.

Prospettive future

La grotta continua a regalarci nuovi rami, meandri, pozzi e gallerie al pari delle scoperte scientifiche che se da un lato risolvono dubbi, dall’altro ne instillano di nuovi. Il lavoro da fare è ancora tanto, le zone dell’ingresso tra cui la nuova Via di Poseidone hanno ancora molto da offrirci. Il Ramo del Mezzogiorno resta un obiettivo da perseguire per comprendere le corrente d’aria e trovare il passaggio per nuove prosecuzioni. Il Ramo Pastore, calmo e antico, ci racconta la complessità e le diversità di questo sistema dove quasi tutto sembra essere stato rilevato ma sappiamo che così non è. Le zone a nord est, “dimenticate” ed ora riscoperte celano un nuovo mondo che a piccoli passi si sta svelando ai nostri occhi. “I piccoli abitanti” della grotta, che ci ospitano, potranno raccontarci l’evoluzione di questo ambiente estremo e come essi sono capaci di vivere e sopravvivere. Le correnti d’aria e le temperature segnano una strada che, a tentoni stiamo percorrendo. Tanti sono i fix, i metri di corde, i sensori e le persone che serviranno per continuare a raccontare il buio delle Alpi Albanesi.

Foto di rito con la famiglia Kolbuçaj prima di lasciare Vrane e Madhe

Sthares 2025 è stata patrocinata dalla Società Speleologica Italiana (SSI), dalla Federazione Speleologica Pugliese (FSP) e dal Servizio Regionale Puglia del Soccorso Alpino e Speleologico. Si ringrazia, inoltre, per il supporto la BCC Locorotondo, Articoli da Montagna, Tiberino, Ferrino e lo Studio dentistico Verboschi.