Progetto Curraj 2016: Resoconto della spedizione

0
195

Il ritorno da ogni spedizione è sempre traumatico. Appena si rientra a casa la malinconia sopraggiunge e la mente rimane proiettata ancora per giorni nei luoghi dove si è stati. Anche noi siamo ancora lì con la mente e stiamo già sognando il 2017, sperando che arrivi presto.

La vallata di Curraj I Eperm. Foto di Orlando Lacarbonara

Il Progetto Curraj 2016 era volto a continuare le esplorazioni alla Shpella Mark, grotta che ci ha fatto sperare in un grande complesso, data la forte aria che fuoriesce dall’imbocco e che fa smuovere gli alberi nei dintorni. Le abbiamo dedicato molto forze, fino allo stremo. Di fronte a noi due strade: o proseguire nelle sue viscere o fermarci. Ma il tempo a nostra disposizione stringeva e la scelta non poteva essere che ovvia.

I primi ambienti di Shpella Mark. Foto di Orlando Lacarbonara

L’esplorazione in questa cavità, nei pressi del villaggio di Curraj i Eperm, è stata condotta su tre fronti diversi. Il primo riguardava la via principale verso il fondo, via che continua per ulteriori 50 metri di profondità e si arresta al raggiungimento di un bellissimo lago sifone. Qui l’aria si perde in alto e abbiamo tentato un traverso, provando a inseguire la corrente e trovandoci in un grosso tubo cilindrico, ma i tempi della spedizione erano incompatibili per provare ad effettuare una risalita così imponente.

Il lago sifone. Foto di Orlando Lacarbonara

Il secondo fronte è stato quello iniziato dai Faentini lo scorso luglio, un ramo che corre inizialmente parallelo alla via del fondo e che non abbiamo finito di esplorare. In questo ramo gli ambienti tendono a essere modesti e abbiamo deciso di rilevare quanto esplorato e poi disarmare.

Il P90. Foto di Orlando Lacarbonara

Infine nel ramo “patagonico” (terzo fronte), una bellissima condotta dove la circolazione dell’aria è più massiccia, si è andati avanti ancora per qualche centinaio di metri, ma anche qui le esplorazioni si sono arrestate. Gli strati improvvisamente si verticalizzano (probabilmente si tratta di una piega) e, nonostante la mole d’aria, ci ritroviamo contro una fessura impraticabile. Lungo questo  ramo, batezzato patagonico durante la spedizione del 2015 per via del forte vento, e in tutta la grotta in generale, vi sono parecchie risalite. Ma anche queste abbiamo deciso di lasciarle per gli anni a venire. Il tempo per noi spelelogi non é un buon compagno di viaggio. Inoltre, l’avvicinamento alla grotta è lungo e complicato e porta via una buona fetta di forze.

Traverso sul ramo patagonico. Foto di Tommaso Santagata

L’aria che soffia in uscita ci convince che gli ambienti più interessanti dovrebbero essere tutti sopra le nostre teste. Quindi sarebbe più opportuno cercare nuovi ingressi più alti in esterno piuttosto che azzardarsi in lunghe risalite all’interno di Shpella Mark. Lo sviluppo totale della grotta è di 1347 metri, con 410 metri di nuove esplorazioni. Siamo un po’ demoralizzati, ma in cuor nostro sappiamo che questa è solo una piccola grotta delle Alpi Albanesi e che, da qualche parte, qualcos’altro ancora c’è.

La vallata di Shtares. Foto di Orlando Lacarbonara

Ma ecco che gli animi vengono subito risollevati. Nell’ultima giornata di esplorazione decidiamo di mandare uno dei nostri (Pasquale) a verificare una segnalazione nel villaggio della valle adiacente a quella di Curraj. In serata rientra con una grande, anzi grandissima, novità. L’indicazione risulta meglio di quello che ci si aspettava. Si tratta di una grotta dal grande imbocco che butta fuori un’aria gelida ad una velocità impressionante. Ci si catapulta lì l’ultimo giorno disponibile per fare un sopralluogo con tutta la squadra. Sapendo che sarà un’ispezione veloce si decide che entreranno in grotta solo due di noi. La grotta è maestosa e si presenta come un meandro franato nella parte iniziale dove la potenza dell’aria (a 2-3°C circa) conduce ad una grande condotta che seguiamo e rileviamo per circa 300m. L’esplorazione speditiva si ferma davanti a un traverso da attrezzare e i due speleologi escono dalla grotta pieni di entusiasmo e nuove prospettive per la prossima spedizione. Battezziamo questa grotta Shpella Shtares, come la vallata che l’accoglie a circa un’ora e mezza dal villaggio di Vrane. Le forme glaciali al suo interno fanno intuire che quando arriva l’inverno l’inversione dell’aria porta la grotta ad andare sotto zero e di conseguenza il periodo migliore per tornarci è la prossima estate, lasciandoci liberi di sognare per il 2017 chilometri di gallerie.

I componenti della spedizione

Partecipanti: Alessio Augugliaro, Mimmo Caldaralo, Pasquale Calella, Susana Crespo, Jelena Demidoveca, Orlando Lacarbonara, Donatella Leserri, Alessandro Marraffa, Michele Marraffa, Claudio Pastore, Tommaso Santagata, Sonia Zucchini.