Alburni condiviso: concluso positivamente l’incontro speleologico

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Oltre 120 partecipanti provenienti da 8 Regioni e appartenenti a 21 diversi Gruppi Speleologici hanno animato la tre giorni di “Alburni condiviso”.  La piccola comunità dei tre Paesi del versante occidentale del massiccio (Sant’Angelo a Fasanella, Ottati e Corleto Monforte) si è animata del variopinto circo speleologico che ha colto l’occasione per una serie di dibattiti e riflessioni non solo sulla speleologia degli Alburni, tra passato e futuro, ma per affermare quanto ancora quel Massiccio carsico riservi alla ricerca e alle esplorazioni.

Di grande impatto emotivo è stato l’intervento di Dario Marini della Commissione Grotte “E.Boegan” di Trieste che ha raccontato epiche esplorazioni degli inizi degli anni ’60, quando l’esplorazione della Grava del Fumo e quella dei Gatti richiedevano permanenza di molti giorni in grotta con i poveri materiali che si disponevano a quel tempo, in confronto alle avanzate attrezzature attuali. Tutti i nomi che hanno fatto la storia delle grandi esplorazioni su scalette sono stati evocati in una serie di racconti che spaziavano dalla Preta al Gortani in un andirivieni di voci che si alternavano attingendo anche alla memoria storica di Gianni Mecchia dello Speleo Club Roma che ha riportato le esplorazioni alla Grava dei Gentili fatta dal Circolo Speleologico Romano e tanti altri Gruppi della Capitale.

Dopo tanta memoria storica del passato, un lunghissimo e appassionate intervento di Giovanni Badino e Tullio Bernabei ha dato spunto a interessanti riflessioni sull’evoluzione del concetto di “grotta” attraverso il modificarsi di ciò che si percepisce: dalla a-dimensionalità dei luoghi sotterranei, fino alla fase attuale dove le grotte vengono percepite come diffusione nello spazio e perciò l’acquisizione nella terza dimensione. In attesa di attaccare la quarta dimensione come “profondità culturale”. Una bellissima carrellata tra evoluzione della tecnica e del pensiero che è approdata alle recenti attività de La Venta fino a portare all’evidenza uno degli aspetti che meno gli speleologi considerano e  valutano: il loro impatto sul mondo sotterraneo.

Gli Alburni che ancora oggi attirano tanti speleologi, e non solo dalle regioni circostanti, sono stati occasione, strumento e alibi per tanti amici di ricontrarsi anche a distanza di tanti anni e riscoprire un’immutata passione.

Allo stesso tempo “Alburni condiviso” è stata una manifestazione che per una volta ha raccolto tanti speleologi a valle, nei Comuni dove normalmente si fa base per la salita sull’altopiano, e dove si è portato un tangibile segno di un comune interesse per quei meravigliosi paesaggi carsici.

Gli interventi dei maggiori studiosi del massiccio che hanno condotto per decenni ricerche ed esplorazioni su quella montagna, sono stati anche una grande occasione per fare il punto delle conoscenze geo-carsiche e per segnare nuovi obiettivi e indirizzi di ricerca. Tonino Santo, Italo Giulivo, Francesca Bellucci, Nicoletta Santangelo, Paolo Giuliani, Umberto del Vecchio, Pino PalmisanoMichele Marraffa hanno saputo focalizzare quanto attualmente si sta portando avanti e con grande interesse, quello che sta venendo fuori dalle ultime ricerche idro-geologiche.

I Gruppi Speleologici che hanno voluto e curato questo incontro – Il CAI Napoli, il GS Dauno, il GS Martinese e il Gruppo Escursionistico Speleologico dei Monti Alburni – possono a ben ragione ritenersi soddisfatti di un evento che per una volta ha spostato un po’ il baricentro delle grandi manifestazioni nazionali.

L’obiettivo è stato colto anche grazie alla collaborazione della Società Speleologica Italiana e delle Federazioni Campane e Pugliese che hanno dato un buon segno di attenzione con la partecipazione dei rispettivi presidenti  .